I sei santi patroni raccontano” “l’Europa unita nella diversità

L'attualità del messaggio di Benedetto, Cirillo, Metodio, Brigida, Caterina ed Edith

I santi patroni dell’Europa sono sei, tre uomini e tre donne. Tre di essi – l’italiano Benedetto da Norcia (†547) e i fratelli greci Cirillo (†869) e Metodio (†885) – sono vissuti nel primo millennio; le altre tre – la svedese Brigida (†1373), l’italiana Caterina da Siena (†1380), la tedesca di origine ebraica Edith Stein, Teresa Benedetta della Croce (†1942) – nel secondo millennio. Insieme rappresentano epoche, territori e culture europei molto diversi. Tutti questi santi hanno visto cambiare il mondo del loro tempo davanti ai loro stessi occhi. Ma quale messaggio possono offrire all’Europa di oggi?
È anzitutto ben nota la complessità delle società e delle comunità che popolano il Vecchio continente, ed è giusto quindi chiedersi se esista realmente quest’unica Europa di cui si sente spesso parlare. Anche i santi patroni dell’Europa sono molto differenti tra loro, così come le loro scelte individuali. Tale diversità la ritroviamo nel panorama europeo: attraversando il continente è infatti possibile imbattersi in Paesi, popoli e culture molto differenti. Questa diversità fa parte intrinsecamente delle persone che abitano l’Europa, è scritta nella loro storia; e solo nel rispetto di queste differenze gli individui saranno veramente liberi di scegliere la via che sentono di dover seguire nel più profondo del loro cuore. Abbiamo dunque tanto bisogno di una santa come Caterina che dialoghi con i responsabili della nostra Europa, richiamandoli al dovere del servizio al bene comune, per la libertà di ognuno, per una politica che sappia andare oltre gli interessi personali.
Il messaggio dei sei santi patroni mette allo stesso tempo un accento sulla diversità e sull’unità. Cirillo e Metodio hanno ad esempio portato nell’Europa orientale la scrittura e la Bibbia. Entrambi hanno contribuito in maniera decisiva all’unificazione dei popoli in questa regione del continente, partendo da un giudizio chiaro: il punto di riferimento di ogni uomo è Gesù che dice “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5).
Santa Brigida spiegava queste parole con la metafora dell’unico ovile nel quale tutte le pecore possono trovare riposo. Per i nostri santi, tutti sono invitati a entrare in questa relazione con Cristo, perché solo Lui è il centro dell’unità e della comunione tra gli uomini. E Lui desidera essere questo “centro” anche per tutti gli uomini che abitano l’Europa di oggi.
L’adesione a Cristo porta con sé una comunione che però non mira all’uniformità. Ogni uomo rimane libero di scegliere se seguirlo o meno, e ognuno ha il suo tempo stabilito e il proprio modo per farlo. L’unità nasce infatti dalla consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia, pur rimanendo vero che ogni membro di questa famiglia europea è libero di essere la persona che è, con le sue proprie scelte e decisioni. Nel cercare l’unità nell’Europa, il rispetto di questa libertà personale è fondamentale.
Edith Stein morì ad Auschwitz per mano di un regime che non rispettava la libertà e l’unicità delle persone. Non vogliamo mai più ritornare a vivere questi tempi. Però non viviamo ancora in un mondo dove ognuno è libero di gustare pienamente la vita che sceglie. Esistono Paesi dove la mancanza di libertà deriva da scelte politiche che non rispettano i diritti universali dell’uomo. Le persecuzioni che subiscono i cristiani e altre minoranze ne sono gli esempi più eclatanti. C’è anche un modo molto più sottile attraverso il quale la libertà di scelta individuale viene minacciata, e questo accade ogniqualvolta la maggioranza intende imporre il suo modo di vedere le cose, cercando di forzare la volontà dell’altro, senza lasciarlo libero di scegliere e di vivere la sua scelta religiosa in piena libertà.
Sarà un caso che l’Europa abbia il più grande numero di santi patroni di tutti gli altri continenti? In questo tempo sentiamo molto parlare di unione nel continente europeo e di unità all’interno della stessa Unione europea. Guardando però alla realtà contemporanea non possiamo dire di trovare un continente pacificato e unito: pensiamo semplicemente all’Ucraina o alla Bosnia-Erzegovina. Tante situazioni dovranno ancora essere risolte prima di poter arrivare a una pace stabile e duratura; per contemplare una unità stabile c’è dunque ancora molto da fare.
Mettiamoci al lavoro per l’unità, un lavoro così caro ai santi patroni dell’Europa, con in mente la formula di san Benedetto: “ora et labora”, prega e lavora. Questo è anche il motto del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), nel cui segretariato, a San Gallo in Svizzera, preghiamo ogni giorno davanti all’icona dei santi patroni dell’Europa, dove sono raffigurati in preghiera e lode a Cristo, che è seduto sulle ginocchia di Maria, sua e nostra Madre. Possiamo lavorare per l’unità del continente solo se allo stesso tempo affidiamo questo lavoro con fiducia a Dio nella preghiera, riponendo la causa della giusta unità nel continente all’intercessione dei sei santi patroni dell’Europa.

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